Castello Sforzini

di Castellar Ponzano

Vannacci antidoto all’astensione. Non serve a un partito: serve alla Nazione

“Vannacci antidoto all’astensione. Non serve a un partito: serve alla Nazione”

di Luca Sforzini, dal Castello di Castellar Ponzano (Legione del Castello)

«C’è un’Italia che ha votato, e un’Italia che ha smesso di farlo.

La prima si divide tra un Nord saldamente al centrodestra e un Sud – Puglia e Campania stavolta – ancora consegnato al centrosinistra.

La seconda, quella che resta a casa, è ormai il vero gigante del nostro tempo: milioni di cittadini che guardano la politica come si guarda una città lontana, sapendo che là dentro non cambia mai nulla.

Ed è questa la verità che le elezioni hanno reso impossibile ignorare: il varco tra popolo e politica è oggi murato dall’astensione.

Un muro alto, pesante, costruito da anni di delusioni, promesse mancate, leadership senza coraggio.

Chi pensa di governare limitandosi a spartire le sigle dentro questo recinto sbaglia prospettiva: non serve una nuova geometria, serve riaprire quel varco. Ed è qui che emerge, più chiaro di prima, il ruolo di Roberto Vannacci.

In Veneto, il Nord ha parlato con voce piena: la Lega torna primo partito, il sentimento identitario non è folklore da campagna elettorale, ma la grammatica naturale di chi lavora, produce, rischia.

È esattamente la grammatica che Vannacci ha riportato al centro del dibattito: ordine, orgoglio, responsabilità, libertà concreta, difesa dei territori.

Nel Sud, tra Puglia e Campania, dove l’apparato del centrosinistra sembra eterno, si intravede invece una faglia nuova: un pezzo di Mezzogiorno che non vuole più essere trattato come un minorenne recidivo, che pretende disciplina, sicurezza, dignità.

È una domanda che nessuno intercetta più, se non chi può parlare non da funzionario, ma da uomo che ha comandato davvero.

E qui la biografia di Vannacci pesa più di qualsiasi slogan.

Ma il nodo resta l’astensione.

Il grande popolo silenzioso che da anni non vota non per superficialità, ma per sfiducia: sfiducia in una politica senza rischio, senza sangue nelle vene, senza vita; sfiducia in una classe dirigente che non si assume mai la responsabilità di niente.

Per loro non bastano tavoli programmatici, retoriche melliflue o annunci di riforme riannunciati per decenni.

Serve qualcuno che abbia già dimostrato, nella vita reale, cosa significa rispondere delle proprie scelte.

Serve qualcuno che non debba costruire credibilità, perché la sua credibilità è già lì, scritta nella biografia e nel servizio.

Oggi, quel qualcuno è Vannacci.

È l’unico che può riaprire il varco murato dall’astensione, non contendere centimetri dentro il recinto.

L’unico che può riportare alla cittadinanza attiva milioni di italiani usciti dalle stanze della politica perché non ne sopportavano più l’aria viziata.

L’unico capace di parlare al Nord che produce, al Sud che vive nella contraddizione, e soprattutto a chi non si riconosce più in nulla.

Per questo, lo dico con assoluta chiarezza: dopo questo voto, Vannacci non è un fenomeno laterale, ma la chiave di volta del futuro politico italiano.

Non serve a un partito: serve alla Nazione.»

Luca Sforzini

dal Castello di Castellar Ponzano (Legione del Castello)

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