“Vannacci oggi come Bossi a fine anni ’80”
di Luca Sforzini
«L’irruzione di Roberto Vannacci sulla scena politica è già stata paragonata alla “discesa in campo” del primo Berlusconi. È una lettura affascinante, ma forse — per chi ha memoria della dinamica profonda del Nord — non è l’unica possibile o quella più calzante.
A me, Vannacci ricorda molto di più l’arrivo sulla scena pubblica del primo Umberto Bossi a fine anni ’80.
Perché? Perché come Bossi allora, anche Vannacci oggi porta nella politica e nella società una forza dirompente, un’energia originaria, ancestrale, un rapporto diretto con la gente che scavalca i codici, i linguaggi e soprattutto le liturgie del sistema. Bossi a fine anni ’80 spaccò il quadro politico introducendo qualcosa che non esisteva: la voce cruda dei territori, delle comunità, della gente che lavorava e non si riconosceva più negli apparati né nello stanco linguaggio paludato della politica. Non una semplice proposta politica, ma un terremoto antropologico.
Vannacci sta facendo lo stesso: non su un perimetro territoriale, ma su scala nazionale.
Sta rimettendo al centro temi che la politica ha lasciato marcire: identità, sicurezza, orgoglio, merito, libertà di parola. Sta rompendo gli schemi come fece Bossi, ma con una visione che tiene insieme Nord, Centro e Sud. E soprattutto con un coraggio personale che ricorda i grandi outsider capaci di trasformare la marginalità in centralità.
È questo che la “nomenklatura” fatica a capire: non è un fenomeno di comunicazione, non è un episodio, non è una bolla. È un ritorno della realtà.
E quando la realtà rientra in politica, le etichette culturali ed editoriali saltano.
Io credo che, come a fine anni ’80, siamo davanti a una fase fondativa. Alla costruzione di una nuova identità. Nazionale.
La comparsa di Vannacci non è un’aggiunta al quadro: è una riscrittura del quadro. Un ampliamento degli orizzonti, un nuovo coinvolgimento nella politica di settori della società che se ne erano allontanati per disincanto o disgusto.
E nel Nord — nelle province, nei territori reali, profondi — lo si percepisce ogni giorno. È la sensazione di un nuovo inizio, l’alba di una rivoluzione culturale. Si percepisce l’attesa.
Chi ha vissuto quegli anni sa che cosa intendo.
E sa che quando una forza nuova nasce così, spontanea, irregolare, inevitabile, inesorabile… non la fermi più.»
Luca Sforzini
- dal Castello di Castellar Ponzano (Legione del Castello)









