Il Dipartimento di Scienze Umane e dell’Innovazione per il Territorio dell’Università dell’Insubria ha voluto salutare, come si conviene in ambito accademico, con un volume in suo onore, Gianmarco Gaspari, entrato in quiescenza in questo 2025 dopo mezzo secolo di attività accademica e scientifica. Il volume – dal semplice, essenziale titolo di “Studi in onore di Gianmarco Gaspari” – è stato pubblicato da Ledizioni di Milano, curato da una storica della prima età moderna, Elisa Bianco, e da un’italianista, Elena Valentina Maiolini, docenti che rappresentano al meglio le nuove generazioni del giovane ateneo dell’alta Lombardia. Nata nel 1998, l’Insubria ha sempre potuto contare su Gaspari, dall’inizio, sulla sua professionalità come scienziato e sulla sua presenza come amministratore, nonché sulla sua cura verso gli studenti. Giustamente, uno studioso che ha attraversato tutto il mondo lombardo, con un’attenzione particolare alla linea consolidata Beccaria-Verri-Manzoni, ma per arrivare a Gadda e oltre, è stato omaggiato con un volume che mette insieme diverse discipline, sia storiche sia letterarie, e che, ovviamente, ha molto (ma non tutto) di lombardo. Non è un volume di semplice omaggio, vi si trovano tanti bellissimi spunti per nuovi studi, per riscoprire figure magari dimenticate che tra Sette e Ottocento, nel crinale della storia così amato da Gaspari – quando Manzoni si formò come lo conosciamo –, hanno fatto grande quel panorama intellettuale italiano che a torto si crede in decadenza nel secolo dei Lumi, o addirittura dalla Riforma cattolica in poi. Concetti come “decadenza” italiana – in relazione a luoghi europei o mondiali del sapere – dovrebbero essere una volta per tutti abbandonati, soprattutto quando si parla della splendida, unica cultura nostra, che seppe poi peraltro interloquire alla pari con tutte le altre, da sempre, da Dante ad adesso.
Tanti bei saggi brevi, di cui è difficile parlare distintamente, riempiono un volume molto ricco. Così, piluccando qua e là, non posso che segnalarne alcuni, quelli, ovviamente, più vicini alla mia sensibilità e ai miei interessi. Davide Arecco che apre il volume ci intrattiene su G. B. Brocchi, che fu geologo, studioso di fossili e conchiglie, ma anche dantista. Non lombardo ma di Bassano del Grappa, viaggiatore instancabile tra Sette e Ottocento, e autore tra l’altro di un’opera di odeporica straordinaria, il resoconto, in cinque volumi, del suo incredibile viaggio sul Nilo: una miniera anche per gli studi esoterici, e non solo per quelli egiziani. Un “tour de force” straordinario, che ora che il mondo egizio si sta riaffermando sulla scena mondiale – con l’apertura, tra l’altro, del maggior museo del pianeta sull’Egitto antico al Cairo – sarebbe necessario riscoprire. Nell’Ottocento pieno ci porta invece il saggio di Elisa Bianco, una delle curatrici del volume. E in altri misteri: cosa accadde veramente a Lissa, quanto l’ammiraglio Tegetthoff tenne nascosto al mondo e confidò alla sua amica (amante?), la nobildonna padovana Emma de’ Petrettini, splendida fanciulla con cui corrispose a lungo? La corrispondenza nella sua traduzione italiana è ancora inedita ma presto vedrà la luce. Elena Valentina Maiolini ci parla invece del “podere” manzoniano; la studiosa, con lo stile elegante ed avvolgente che le è proprio – ricordando affettuosamente uno dei suoi Maestri scomparsi, Francesco Bruni –, mostra bene come il lessico agrario manzoniano (fondo, coltura, coltivazione, podere) alluda ad un universo intellettuale di comuni e collettive fecondazioni, ibridazioni, germinazioni della penna e dell’intelletto: un “campo”, per l’appunto, metaforico, studiato in modi che sembrano ricordare le opere migliori di Francesca Rigotti. D’altra parte, le ibridazioni esperimentali, la commistione di semi e terreni, l’importazione di piante “esotiche” erano moneta comune, nel Settecento lombardo, si pensi solo al viaggio americano di Luigi Castiglioni, botanico eccelso e figlio peraltro di Teresa, sorella di Pietro Verri (sempre in ambiti di aristocrazia, familiare e culturale, nel Regime Antico ci si muove, ma anche e a lungo dopo la caduta di quest’ultimo).
Un’altra giovane studiosa, e giornalista, Federica Beretta, ci porta invece nel presente, con una descrizione di una libreria antiquaria e non solo sul lago Maggiore, terra insubre per eccellenza, la libreria Spalavera di Verbania, eccellenza cultural-commerciale della sponda occidentale del secondo lago italiano. Il libro è anche oggetto di commercio, non solo di lettura (per fortuna). Valentina Zolesio, giovane studiosa del Settecento, ci porta invece nella prima metà del secolo dei Lumi, con un’analisi del “Crisippo terrestre” di Henry Fielding, e con l’accortezza di presentare il proprio saggio in lingua inglese (cosa che sempre suggerisco ai miei allievi, visto che ormai il mercato accademico, come il mercato tout court, è davvero globale). Anche qui, tanta materia per studi esoterici.
Tutti gli altri contributi sono anch’essi molto belli, e vari, testimonianza di affetto di allievi e di “compagni di strada” (la parola “collega” da sempre mi suscita l’orticaria) di Gaspari; personalmente, lo conobbi (indirettamente) addirittura ancora al Liceo, quando, appassionato di Settecento, mi imbattei nella sua bellissima edizione del carteggio di Pietro ed Alessandro Verri pubblicata nel 1980 da Adelphi. Si tratta solo degli anni tra 1766 e 1767, quando Alessandro si reca a Parigi e Londra in compagnia (durata poco) di un Beccaria tanto intellettualmente rigoroso e ormai celeberrimo, quanto umanamente fragile, lamentoso e noioso, che pensa solo a tornare nella sua accogliente casetta. Non così Alessandro, che a casa – contrariamente a quanto pianificato –, non tornerà per decenni, dando vita ad un carteggio col fratello Pietro – di tutt’altra indole, riservato e poco incline al viaggio e alle avventure – che è uno dei maggiori del Settecento italiano. Il mio Maestro all’Università di Genova, Salvatore Rotta, lodava assai quest’opera, rigorosa, di esordio di Gaspari, allora venticinquenne. Esattamente della stessa età di Alessandro Verri quando si mosse alla volta del mondo dei Lumi, purtroppo con il gemebondo Beccaria. Che di anni peraltro ne aveva 28, quindi…avrebbe potuto godersi un po’ la vita anche lui, come lo scatenato Alessandro. Da allora, dal 1980 Gaspari non ha mai smesso di produrre, con singolare continuità e, di continuo, nuovi orizzonti, prospettive inedite.
Un bel libro, dunque, non un riposato prodotto del (talvolta) riposatissimo mondo accademico.







