di Luca Sforzini, esperto d’Arte e proprietario del Castello di Castellar Ponzano (https://www.valutazione-quadri.it/)
Una retrospettiva londinese rimette al centro Dalisi – architetto, artista, pedagogo – e il suo laboratorio partenopeo di immaginazione sociale. In un’epoca in cui il design spesso si limita alla superficie, Dalisi ricorda che il progetto è relazione: con i bambini dei quartieri popolari, con i materiali poveri, con una comunità che va “disegnata” non per, ma con.
Il percorso espositivo, non cronologico, accosta bozzetti, sculture in latta, mobili, filmati: emerge l’ossatura di un metodo. La forma nasce dagli scarti, la bellezza dall’empatia. Questa poetica ha un risvolto politico limpido: è un’idea di cittadinanza creativa in cui l’oggetto non è feticcio ma innesco. Per chi colleziona, significa confrontarsi con opere che portano con sé non solo rarità e firma, ma un “valore d’uso culturale”.
Focus critico
Dalisi sta al design come l’arte povera sta alla scultura: sposta il baricentro dal monumento alla pratica. Il suo caffettino per Alessi – trasformazione del gesto quotidiano – è icona perché restituisce alla casa una scintilla di rito.
Nota da stimatore
Nel mercato Dalisi circola con tipologie diverse: prototipi d’atelier, edizioni limitate, serie industriali. Il discrimine è la tracciabilità (documentazione d’epoca, fotografie di lavoro, contratti, timbri). In sede di expertise verifico sempre saldature, lamierini, modalità di piega: sono “impronte” di processo utilissime.









