di Luca Sforzini, esperto d’Arte e proprietario del Castello di Castellar Ponzano
Un restauro che svela l’invisibile
Durante i lavori di restauro su un “Ecce Homo” dipinto da Tiziano nel 1570, custodito a Cipro, le analisi a scansione multispettrale hanno portato alla luce un’immagine sorprendente: un ritratto maschile nascosto sotto lo strato pittorico principale. La figura, con baffi e penna in mano accanto a fogli scritti, non era mai stata notata prima. Questa rivelazione accende un dibattito sulla pratica, diffusa nel Cinquecento, di riutilizzare tele o di celare messaggi dietro opere apparentemente devozionali.
Storia e politica dell’immagine
Tiziano, artista di corte e al tempo stesso maestro del colore, dipinge l’“Ecce Homo” in un’epoca in cui Venezia cercava di riaffermare la sua centralità politica e culturale. La comparsa di un volto nascosto suggerisce un retroscena: poteva trattarsi di un ritratto privato del committente, poi cancellato e trasformato in immagine sacra? O di un gioco consapevole tra visibile e invisibile, tra pubblico e privato? Oggi, in un tempo in cui l’immagine è costantemente manipolata e riscritta, questo episodio rinascimentale ci ricorda che la “politica dell’immagine” non è mai neutrale.
Per concludere, una lettura simbolico–esoterica (essenziale)
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Il doppio: il volto nascosto sotto Cristo è il tema del “doppio”, il contrasto tra la verità interiore e la maschera pubblica.
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La penna: strumento di scrittura, segno della memoria e del potere della parola, forse a indicare un “testamento spirituale”.
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Il nascondimento: l’opera stessa come “palinsesto”, immagine sopra immagine, verità sopra menzogna.
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Lo svelamento: il restauro come rito iniziatico che porta dall’oscurità alla luce.









