di Luca Sforzini, esperto d’Arte e proprietario del Castello di Castellar Ponzano (https://www.valutazione-quadri.it/)
Un Rinascimento fatto di smalti, forni e simboli quotidiani
A Palazzo Madama di Torino è in corso (fino al 12 gennaio 2026) la mostra L’Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica, dedicata alla stagione d’oro della ceramica italiana tra Quattro e Cinquecento. Albarelli, piatti da parata, rinfrescatoi e brocche — opere di maestri come Nicola da Urbino e Francesco Xanto Avelli — testimoniano la fusione di tecnica, invenzione pittorica e linguaggio simbolico che caratterizzò questa produzione raffinata.
La maiolica non era semplice artigianato: era “pittura su terra”, con la stessa dignità di una pala d’altare. Lo smalto bianco offriva una tavolozza lucente che esaltava le storie mitologiche, le scene sacre, gli stemmi di famiglie committenti.
Politica dell’immagine (oggi)
In tempi di globalizzazione culturale, la maiolica rinascimentale ricorda un dato essenziale: anche ciò che consideriamo “decorazione domestica” è linguaggio di identità. Ogni piatto non era solo oggetto d’uso, ma segno politico e sociale. Le città-stato gareggiavano nella magnificenza dei laboratori, i nobili commissionavano interi servizi come affermazione di prestigio e di appartenenza.
Oggi, in un mondo dove le industrie creative sono sottovalutate, riflettere sulla maiolica significa interrogarsi su come l’artigianato e il design possano tornare strumenti di politica culturale e di soft power italiano.
Per concludere, una lettura simbolico–esoterica (essenziale)
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Cerchio del piatto: immagine del cosmo ordinato, microcosmo domestico che riflette il macrocosmo.
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Smalto bianco: purezza, luce originaria, terreno alchemico su cui si imprime l’immagine.
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Motivi araldici: identità collettiva e destino familiare, quasi talismani civili.
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Figure mitologiche: ponte fra classicità e cristianesimo, simbolo di un sapere doppio.









