Comunicato stampa
Sforzini (Rinascimento): “Dalla donazione Twombly alla GNAMC di Roma una lezione all’Italia: serve un Art-Bonus 2.0 e regole certe per il mecenatismo culturale”
Castello di Castellar Ponzano, 19 settembre 2025 – La donazione di opere di Cy Twombly alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma è un gesto che illumina la scena culturale italiana. Ma rivela anche un limite strutturale: in Italia il mecenatismo non è sostenuto da un quadro normativo moderno e competitivo.
«Oggi abbiamo l’Art-Bonus, che riconosce un credito d’imposta del 65% a chi effettua erogazioni liberali in denaro a favore di musei e spettacolo dal vivo – dichiara Luca Sforzini, esperto d’arte, proprietario del Castello di Castellar Ponzano e fondatore del movimento Rinascimento –. È stato un passo avanti importante, ma resta insufficiente: riguarda solo i beni di appartenenza pubblica, esclude le donazioni di opere o servizi, e ha limiti fiscali troppo stretti per attrarre grandi investimenti privati. In questo modo il mecenatismo rimane episodico, non sistemico.»
Secondo Sforzini, l’Italia ha bisogno di un “Art-Bonus 2.0”:
esteso a una platea più ampia di beneficiari culturali, anche privati qualificati;
con incentivi fiscali più alti e semplificati per chi dona;
con procedure digitali rapide e trasparenti, senza zone grigie interpretative;
accompagnato da una vera politica per le sponsorizzazioni culturali, oggi regolate da norme troppo lente e confuse.
«Non basta celebrare le donazioni quando arrivano – incalza Sforzini –. Bisogna creare un ecosistema che renda il privato partner stabile dello Stato nella tutela e nello sviluppo culturale. Regno Unito e Stati Uniti hanno leggi che premiano davvero chi sostiene l’arte; noi invece viviamo di slanci individuali. Così rischiamo di restare indietro.»
E conclude con un appello: «Il Rinascimento che proponiamo è questo: fare della cultura un campo in cui investire conviene, non un favore personale. Se non aggiorniamo subito le regole del mecenatismo, continueremo a disperdere occasioni come quella di Twombly. E l’Italia, che dovrebbe guidare il mondo culturale, resterà prigioniera della sua burocrazia.»









