Castello Sforzini

di Castellar Ponzano

Dal Tibet alla Cordigliera, documenti inediti per la storia di un esploratore in due mondi: Ernst Schäfer

di Raffaele Panico

Ernst Schäfer nacque a Colonia il 14 marzo del 1910, morto il 21 luglio 1992 in un paese tedesco della Bassa Sassonia. Conosciuto come ornitologo e zoologo tedesco, in queste pagine Noi, grazie a nuove fonti, tratteremo il suo percorso di vita di studioso e ricercatore per una via, tra le molte, della grande Storia del Novecento, oltre la cronaca e tutti quegli eventi delittuosi e tragici che hanno sconvolto il Mondo cosiddetto civile, tra due conflitti mondiali 1914-45 e l’ordine nuovo a fine guerra allora scaturito.

Ernst Schäfer si trova in Venezuela nel 1950 presso la stazione biologica “Rancho Grande” dietro incarico del governo americano. Nell’introduzione al libro “Attraverso l’Himalaya nella terra degli dei – Viaggio d’esplorazione dall’India al Tibet”, scrive Schäfer: “Da giorni e notti sento il tambureggiare della pioggia tropicale sul tetto, l’assalto della grande pioggia. Però non è il Monsone. Ho scambiato Himalaya con la Cordigliera e, lo devo fare, poiché le porte dell’Asia sono chiuse. Con cuore pesante ho lasciato la patria, e praticamente mi sono creato un futuro in un nuovo continente.    

 I miei pensieri scorrono dai monti selvaggi della Cordigliera della costa venezuelana sopra l’Atlantico verso la Germania e da qui verso l’Est nella mia vecchia terra dei sogni, nel mezzo del cuore dell’Alto Tibet.

A guerra finita il Tibet era sotto il controllo della Cina comunista. L’Europa è da ricostruire riprogettare ripensare. Così continua Schäfer: “Il libro oggi (1950; Ndr) è attuale, poiché nella Terra delle Nevi molto è cambiato e io con i miei compagni di spedizione Karl Wienert, Bruno Beger, Ernest Krause ed Edmund Geer, forse come ultimo ho avuto la fortuna di aver vissuto il Tibet classico”. Questa edizione post bellica “Attraverso l’Himalaya nella terra degli dei – Viaggio d’esplorazione dall’India al Tibet” viene stampata in tedesco con caratteri latini. Importante differenza dall’edizione con caratteri gotici “Tibet sconosciuto” edita nel 1937 dove appare la dedica di Schäfer, scritta di suo pugno, a Felix Kersten: “Al Sig. Dr. Kersten donato in ringraziamento”.

Ma chi era costui, Felix Kersten? Scopriamo nientemeno esser stato il medico di Heinrich Himmler il Capo delle SS. Kersten è un tedesco, nasce da genitori di origini tedesche nei Paesi baltici nel 1898. La famiglia Kersten è benestante. Felix studia prima agronomia e medicina poi si specializza in fisioterapia e massaggio finlandese su basi scientifiche. Felix Kersten aveva ereditato dalla madre un dono singolare: la capacità di guarire i dolori reumatici – muscolari attraverso il massaggio delle mani. Un dono che Felix porta a perfezionamento presso la scuola del maestro Kǒ, un medico dell’estremo Oriente che gli trasmette gli insegnamenti dell’antichissima tradizione tibetana. Kersten nel marzo del 1939, su consiglio di alcuni pazienti in cura da lui, incontra Himmler che soffre di dolori lancinanti al limite della sopportazione. Kersten cura il male di Himmler al punto che questi ne diventa dipendente fisicamente ed anche psicologicamente. Grazie al trattamento riabilitativo fisioterapico manuale ereditato dalla madre e dagli insegnamenti tibetani del maestro Kǒ i dolori che pativa Himmler spariscono. Col trascorrere del tempo Himmler diventa cordiale ed indiscreto tanto da entrare in piena confidenza col dottor Kersten. Himmler si confida sempre più con Felix Kersten persino su cose inconfessabili del Terzo Reich. E il medico alla fine riesce a trattare una causa umanitaria. Kersten riesce a suggerire a Himmler delle trattative che vanno avanti in gran segreto. Trattano nientemeno del salvataggio di migliaia di prigionieri dai campi di concentramento nazisti in Europa. Appare una sorta di legame alchemico, mistico ed esoterico ad un tempo con il Tibet “classico” pre-bellico, sconosciuto e magico come ama dire Ernst Schäfer, con la dedica al Dr. Kersten “donato in ringraziamento”. Non solo! Schäfer lascia un’altra importante testimonianza della sua passione giovanile, lo scopo della sua vita di esploratore e di scienziato tanto per la conoscenza del Tibet, quanto delle altre discipline nel tempo tra le due guerre mondiali.

Oltre alla dedica al Dr. Kersten nel fascicolo Schäfer dell’Archivio XXI secolo (personale, di R.Panico) vi è di più. Tra le pagine di un altro suo libro sul Tibet il “Tetto del Mondo” troviamo una relazione dattiloscritta di 5 pagine datata 1927. È redatta con acuta precisione, senza errori, con immagini e didascalie. È datata 15-16 dicembre 1927 allora Ernest aveva soli 17 anni e non aveva terminato gli studi. E si attribuisce i titoli di “Prof. Dr. Cl. Schäfer, Breslau” (Breslavia – Germania, città che nel 1927 era a maggioranza tedesca, ed oggi è in Polonia) perché?

Si tratta solo di un errore d’archivio. E non sapremo mai com’è andata esattamente. Perché mai l’archivista, quello dell’epoca, abbia riposto la lettera di 5 pagine tra le pagine del libro, negli anni Ottanta donato e oggi conservato alla ricerca di attenti studiosi in Italia. Difatti, solo recentemente, dopo scrupolose ricerche si è capito che è un caso di omonimia. Si tratta di Clemens Schäfer nato il 24 marzo 1878 a Remscheid, morto il 9 luglio 1968 a Colonia. Questi è stato un fisico tedesco e l’ho trovato in cattedra e direttore di una facoltà universitaria tedesca già nel 1946, a guerra appena finita, in una delle zone d’Occupazione Alleata, quando la Repubblica Federale tedesca Germania ovest ancora non era stata costituita.

Dobbiamo ora, chiarita la vicenda del “doppio Schäfer” ricordare la formazione di Ernst Schäfer. È figlio di buona famiglia, il padre è un importante industriale di Amburgo che gli consente una vita agiata tra numerosi viaggi, battute di caccia, studi interrotti e poi ripresi e infine diventa ornitologo e botanico. Nel 1932, da studente, e poi nel 1935 completati gli studi, aveva partecipato alle spedizioni in Tibet con l’amico americano Brook-Dylan junior. Quando nel 1937 stava preparando una successiva spedizione in Tibet – con l’amico americano Brook-Dylan – sopraggiunge la proposta di Himmler di lavorare insieme a Wust e Sievers per lo sviluppo dei progetti di ricerche della SS Anhnenerbe. Ernst Schafer aveva già compiuto molti viaggi e tante esperienze all’estero. Poteva scegliere liberamente e rinunciare al terzo viaggio con l’americano Brook-Dylan e partecipare al progetto nazista della SS Ahnenerbe? A oltre Ottant’anni è verosimile che il vero bottino cui miravano gli europei (inglesi, tedeschi, Italiani), i russi e gli americani erano i testi scritti in Sanscrito e le antiche conoscenze… Si tratta di cose del Mondo antico, un patrimonio di importanti conoscenze forse custodite, con dovute analogie e somiglianze, anche nella Biblioteca di Alessandria d’Egitto andata perduta già ai tempi del divo Cesare e Cleopatra. Reminiscenza di tempi della Roma antica, idee sui destini del mondo, definire l’Asse del Mondo o l’Axis mundi. Fatto è che l’“Operazione Tibet” dei nazisti parte nel 1939 con Schäfer in una missione speciale: controllare gli inglesi nelle loro colonie tradizionali in Oriente, soprattutto in Tibet, per tentare anche un avvicinamento ai russi sovietici in funzione antinglese. Ispirandosi al ricercatore svedese Sven Hedin grande confidente di Hitler, Ernst Schäfer ripercorse, passo per passo, i luoghi delle precedenti spedizioni. Una raccolta dati di prima mano, una logistica per l’Intelligence sul territorio da confrontare con i reperti raccolti sul campo dalle missioni di Sven Hedin. A Monaco di Baviera veniva creato l’“Istituto Sven Hedin per l’interno dell’Asia e Spedizioni” affiliato all’Istituto di Geopolitica di Karl Maria Hausofer. Oggi tutto quel materiale – carte, filmati d’epoca, foto, libri, testi tradizionali induisti e buddisti mai tradotti, vere rarità – si possono ancora trovare. Formalmente si andava alla ricerca del Superuomo di Atlantide. Lo scenario delle esplorazioni e missioni segrete non è stato solo il Tibet, l’Asia centrale, l’India, anche il Medio Oriente. Molte le correnti ideologiche, mistiche ed esoteriche di cui i vari totalitarismi del Novecento – e non solo – proponevano elementi di sintesi. La potenzialità del sacro poteva supportare la geopolitica e un sistema gerarchico anche militare, spinto solo da semplice e grossolana volontà d’espansione. Una donna ha dato una impronta a queste correnti “sotterranee”, che hanno segnato ben oltre un secolo dalla metà dell’Ottocento alla New Age, negli ultimi tempi forse, dimenticata: la russa Helena Petrovna Blavatsky poi naturalizzata Statunitense ma, questo, è un altro capitolo.  

Raffaele Panico       

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