Castello Sforzini

di Castellar Ponzano

Alessia Zuppicchiatti – Dire la verità è ancora un atto rivoluzionario

Quando le chiediamo chi sia davvero Alessia Zuppicchiatti, imprenditrice biellese di 53 anni, la risposta arriva senza esitazioni, priva di qualsiasi costruzione strategica.

«Sono la mamma di quattro figli. Una mamma italiana.»

È da qui che Alessia sceglie di partire, non dai titoli, non dal successo professionale, non da un curriculum costruito nel tempo. La maternità, per lei, non è un dettaglio biografico ma una dichiarazione identitaria, quasi un atto politico. In un’epoca che spesso la considera un limite o un ostacolo, Zuppicchiatti la rivendica come radice, forza e fondamento.

Donna di grande determinazione, ha scelto di raccontare la verità anche quando è scomoda, divisiva, impopolare, facendolo attraverso i suoi libri, i blog, le interviste e i video che sui social raggiungono migliaia di persone, generando confronto, consenso e inevitabilmente critiche. Ma il dissenso non la intimorisce, convinta che il dibattito sia l’unico antidoto al pensiero unico.

La sua storia professionale nasce dalla comunicazione, operando da quasi trent’anni in questo ambito, con una specializzazione nel marketing che lei stessa definisce lontana da qualsiasi forma di manipolazione. Per Alessia il marketing è prima di tutto conoscenza profonda dell’essere umano, dei suoi bisogni, delle sue fragilità, delle sue aspirazioni più autentiche.

Accanto all’imprenditrice vive però la scrittrice, e accanto alla scrittrice, una figura tanto rara quanto affascinante, la ghostwriter. Zuppicchiatti descrive questo mestiere con una chiarezza disarmante, sosteiene che scrivere per altri significa prestare la propria penna, ma mai appropriarsi dell’anima altrui. È un lavoro fatto di ascolto, rispetto, empatia, e come entrare in punta di piedi nelle storie degli altri per restituirle al mondo con dignità e verità.

Zuppicchiatti non ha mai nascosto le sue posizioni, si definisce senza timori una patriota, ama l’Italia e nei suoi interventi pubblici racconta spesso l’Italia che vorrebbe, descrivendola come un Paese capace di proteggere i propri confini, i propri valori, la propria cultura, la propria identità.

Donna di cultura, sceglie consapevolmente di andare controcorrente, dichiarando appertamente che difendere la famiglia, la maternità, la differenza tra uomo e donna, l’identità nazionale significa esporsi. Alessia lo fa con uno stile che è insieme sobrio e affilato, elegante e provocatorio, mai urlato ma sempre profondamente incisivo.

Le battaglie che attraversano la sua produzione editoriale sono molte, ma tre emergono con particolare forza.

La prima riguarda la denuncia dell’abuso dei falsi Codici Rossi. Zuppicchiatti mette in luce un sistema che, in nome di una tutela preventiva, rischia di trasformarsi in una macchina distruttiva. Quando un uomo viene colpito da un falso Codice Rosso, spiega, la sua vita spesso si spezza definitivamente sul piano sociale, professionale, umano.
Nel libro Io ti odio, Alessia ha avuto il coraggio di scoperchiare un tabù, quale, l’idea che l’uomo sia sempre colpevole e la donna sempre vittima, definendo ciò come una narrazione semplicistica che, a suo avviso, non rende giustizia a nessuno.

La seconda battaglia è quella che prenderà forma nel nuovo libro, intitolato Femminismo disatteso già annunciato e destinato a far discutere. Un’opera che analizza criticamente alcune derive del femminismo contemporaneo, diventato – secondo l’autrice – ideologico, aggressivo e sempre più ostile verso gli uomini, in particolare verso la figura dell’uomo bianco eterosessuale.

Con fermezza ma senza aggressività, Zuppicchiatti chiarisce che il suo intento non è sottrarre diritti alle donne, bensì restituire loro complessità. Riportarle a una femminilità consapevole, fondata sulla parità dei diritti e dei doveri, sul diritto – e sul desiderio – di essere madri, mogli, donne.
Ruoli diversi, non gerarchie. Differenze, non oppressioni.

Infine c’è il progetto BASTA – Basta, stop, un’iniziativa che sintetizza il senso profondo di tutte le sue battaglie: basta alla menzogna, basta agli automatismi ideologici, basta ai tribunali mediatici, basta a un pensiero unico che non ammette dissenso.

Insomma Alessia Zuppicchiatti non cerca consenso facile, Cerca verità….

e in un’epoca che sembra temere la verità più di ogni altra cosa, questa scelta appare, forse, come il gesto più radicale e rivoluzionario di tutti.

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