Castello Sforzini

di Castellar Ponzano

Andrea Borghi, ” il custode delle voci perdute”

In un pomeriggio d’autunno, mentre i campi pavesi si tingono di rame e l’aria profuma di terra bagnata, insieme al cantastorie Walter Vai ho raggiunto Zinasco Nuovo, un piccolo paese che conserva ancora il passo lento del passato. In una cascina immersa nel silenzio della pianura vive Andrea Borghi, studioso di dialetti, insegnante e ricercatore, ma prima di tutto uomo capace di unire erudizione e umanità.

Appena si entra nella sua casa si ha l’impressione di attraversare la soglia di un’altra epoca. Il fuoco acceso nel camino, le pareti spesse, i mobili in legno scuro e le vetrinette piene di oggetti d’un tempo raccontano di un luogo dove la memoria non è malinconia ma presenza viva. Borghi accoglie con gentilezza e misura, come chi ha imparato che la cultura è prima di tutto ascolto e rispetto. Ogni suo gesto, preciso e naturale, rivela una forma di eleganza che nasce dall’autenticità.

Un cammino tra parole e radici

Andrea Borghi

Andrea Borghi è nato a Pavia nel 1974 e ha studiato Lettere Moderne presso l’Università della sua città, discutendo una tesi intitolata Testimonianze di fine dialetto. Inchieste a Pavia e provincia sotto la guida di Angelo Stella e Giuseppe Polimeni. Da quel lavoro iniziale è nato un percorso che lo ha portato a esplorare la lingua come forma di vita, come legame tra persone e luoghi.

Dal 2003 collabora con l’Università di Pavia per l’“Archivio delle Voci”, un progetto dedicato alla raccolta e conservazione dei dialetti lombardi. Negli stessi anni partecipa al Lessico Etimologico Italiano, curato dall’Università di Saarbrücken sotto la direzione di Max Pfister, e contribuisce al lavoro dell’Accademia della Crusca sul Lessico della propaganda elettorale.

Tiene corsi di letteratura dialettale presso le sedi UNITRE di Broni e Stradella, dove unisce il sapere accademico alla parola popolare. Partecipa a incontri e convegni in Italia e all’estero, collabora con scrittori, editori e musicisti e svolge attività di consulenza per la Biblioteca Comunale di San Giorgio di Lomellina. È anche presidente dell’Associazione Culturale Cesare Angelici, impegnata nella promozione di iniziative dedicate alla cultura locale.

L’erudito della pianura pavese

Nel suo salotto, dove il fuoco scoppietta nel camino e la luce del pomeriggio si posa sulle tende, la conversazione si muove tra tempi diversi. Si parla di politica, di guerre lontane e vicine, dei Longobardi e del segno che hanno lasciato su Pavia, di Carlo Magno e di Napoleone.

Borghi non racconta la storia, la evoca.

Quando parla di un personaggio del passato, sembra ridargli corpo e voce. Descrive Carlo Magno come un uomo vigoroso e dalla voce roca, riprendendo un’antica parola, “stritula”, che conserva ancora il suono di un’epoca lontana.

Il suo modo di studiare la lingua è unico, perché la considera una creatura viva, fatta di suoni, emozioni e gesti. Non la osserva da lontano ma la attraversa, la fa risuonare. Per lui il dialetto non è un residuo del passato, è una forma di identità che continua a parlare attraverso le persone.

La cultura come atto di servizio

Accanto all’attività di ricerca, Borghi ha ricoperto anche incarichi civili, tra cui quello di assessore ai Servizi Sociali del Comune di Zinasco. Un impegno che mostra come per lui la cultura non sia mai chiusura ma partecipazione, un modo per restituire qualcosa al proprio territorio.

Andrea Borghi è una figura che unisce semplicità e profondità, un ponte tra ciò che è stato e ciò che ancora resta da custodire. Nelle sue mani le parole diventano strumenti di memoria, capaci di legare il passato al presente senza nostalgia, con la forza quieta della consapevolezza.

Quando si chiude la porta e resta il silenzio

Quando io e Walter Vai lasciamo la sua casa, la sera è ormai scesa sulla pianura, il cielo è grigio, l’aria tagliente, le campagne si stendono in un silenzio quasi sacro. Eppure in quel silenzio resta una voce, quella della terra pavese che continua a raccontarsi attraverso uomini come Andrea Borghi, custodi di un sapere che non si consuma.

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