Nella sua arte, il tempo non è mai immobile. Scorre, ritorna, si trasforma.
Luca Celè, giovane artista pavese classe 1999, dipinge la storia come se la stesse vivendo ora, con la curiosità di un ricercatore e la sensibilità di un poeta.
Per lui, l’arte è un ponte tra memoria e immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che può ancora accadere.
Nipote d’arte del pittore Sergio Maggi, conosciuto come Maggi Pisy, Luca eredita l’amore per il colore e per la luce, ma trova presto una sua strada, la più analitica, la più narrativa, la più storica.
Il suo sguardo non si ferma alla superficie del dipinto, ma scava, interroga, rievoca, nei suoi lavori, ogni figura sembra appartenere a un mondo remoto che tuttavia parla con voce presente.
Dopo il Liceo Artistico Alessandro Volta di Pavia, si forma alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, dove consegue la laurea in Arti Visive e in Studi Curatoriali.
Durante questi anni scopre l’olio su tela, ma sviluppa una profonda passione per il rapido, la matita e i pantoni, strumenti che gli permettono di unire la precisione del disegno all’intensità del colore.
La sua è una mano che racconta, e ogni linea diventa un frammento di racconto.
Il cuore pulsante della sua ricerca è la storia — soprattutto quella antica.
Celè è affascinato dall’Impero Romano, dalle sue legioni e dalle sue navi, simboli di potere, viaggio e destino. Le sue imbarcazioni antiche, disegnate con rigore e delicatezza, sembrano pronte a solcare non solo il mare, ma il tempo stesso.
Ogni vela che dipinge è una metafora di libertà, un modo per navigare tra passato e sogno.
Eppure, se Roma rappresenta la grandezza universale, Pavia è la sua radice più intima.
Celè ne studia la storia con passione, ne osserva i luoghi, ne restituisce la memoria attraverso l’arte.
La Battaglia di Pavia del 1525 è uno dei suoi temi ricorrenti, una pagina di storia che torna nelle sue opere più e più volte, reinventata con ogni tratto.
Nella sua seconda mostra personale al Broletto, ha raccontato quella battaglia con tre grandi illustrazioni, evocando cavalli, armature e il destino del re Francesco I di Francia.
Ogni tavola è un frammento epico, in cui la fedeltà storica incontra la poesia visiva.
Accanto alla pittura, Celè coltiva la curatela museale, collaborando con le Gallerie d’Italia di Milano e con Stamperia Universis per progetti editoriali.
Tra le sue opere più recenti spicca Libertalia, un’installazione che unisce disegno e scultura, una città immaginaria da osservare da più angolazioni, un caleidoscopio di prospettive che invita lo spettatore a perdersi nell’immagine.
Quando gli chiediamo come vede il futuro dell’Italia, Luca riflette a lungo, ma poi risponde con parole che rivelano la sua profondità e la sua disillusione……
“L’Italia è un Paese vecchio, che guarda sempre al passato e non al futuro, le generazioni di grandi continuano a discutere su ciò che è stato, ma non su ciò che potrebbe essere. Finché non impareremo a sognare di nuovo, resteremo fermi nella nostalgia di ciò che non tornerà.”
Una risposta che sorprende per lucidità: detta da un artista che ama la storia, ma non si lascia prigionare da essa.
Celè studia il passato non per ripeterlo, ma per restituirgli vita, per ricordarci che ogni epoca ha la possibilità di rinascere attraverso lo sguardo dell’arte.
La sua produzione è una navigazione costante tra tradizione e modernità, tra la forza delle radici e il coraggio della visione.
In un Paese che spesso rimane ancorato ai ricordi, Luca Celè dipinge il tempo come una speranza, trasformando la memoria in futuro, e la storia in poesia.









