Riflessione di Marco Pilla
Il mondo è cambiato.
I bambini e i ragazzi non comunicano più come un tempo.
Ho 44 anni, e dalla mia infanzia sembra trascorsa un’eternità.
Noi si giocava in gruppo, un pallone era sufficiente per 500 ragazzi.
Oggi i ragazzi hanno come miglior amico il telefonino.
Il mondo è apatico, privo di emozioni.
Come se i negozzi di giocattoli siano diventati improvvisamente bianchi, apatici, senza colori.
I colori, beh, ci insegna l’araldica, sono comunicazione, emozione.
E i bambini, che sono privi di falsità e menzogna, amano questo modo di comunicare.
Una volta ci si riuniva al muretto, in una piazza.
E nell’età adolescenziale, i nostri colori per comunicare
erano le prime letterine scritte a mano,
da consegnare ad una ragazzina.
Oggi no, per l’amor di Dio!
Se scrivi a qualcuno sei portatore di handicap, sei retrò.
Oggi devi mandare un vocale
ed aspettare che la persona pensi mezz’ora prima di rispondere,
togliendo quella parte d’istinto primordiale
che spesso, senza pensare, dà le risposte più sincere.
Sempre una volta si cresceva e si diventava adulti
con l’idea della famiglia.
Ora no! Abbiamo distrutto anche quel valore.
Oggi vogliono genitore uno e genitore due,
la spesa portata con i droni a casa,
il miglior amico fantasma.
Sì, perché è fatto di intelligenza artificiale,
che essendo creata dall’uomo tanto intelligente non può essere.
Però siamo felici. Sicuri di essere felici?
Io auguro a tutto il mondo di vivere ciò che io ho vissuto da bambino:
il profumo dell’erba medica,
un abbraccio dato da un amico,
il coraggio di parlare a quattro occhi ad una persona,
la forza di non nascondersi dietro a nulla.









