La storia non è un racconto noioso nei libri di scuola, ma uno specchio, e se lo guardiamo oggi, vediamo riflesso un volto che conosciamo bene;
Il volto di un popolo che fu grande e che ora si lascia scivolare verso l’irrilevanza.
Roma — la più grande civiltà della storia occidentale — cadde non solo per colpa delle invasioni barbariche, ma perché aveva perso la forza interiore. Nacque nella fame e nella guerra, crebbe nella disciplina, dominò grazie alla visione e al sacrificio. Poi arrivarono i figli dei conquistatori, che mantennero, i nipoti, che iniziarono a sprecare, ed infine i pronipoti, molli, svuotati, convinti che la grandezza fosse eterna e che nulla potesse toccarli.
Fu allora che arrivarono i barbari, e i romani, incapaci di difendersi, cedettero.
Oggi, in Europa, e soprattutto in Italia, lo stesso copione sta andando in scena non arrivano più eserciti armati di spade, ma ondate di migranti che entrano senza controllo. Non bruciano città con il fuoco, ma trasformano quartieri, usi e costumi con una rapidità che nessuno vuole ammettere, e come ai tempi di Roma, il problema non è solo “loro”, ll problema siamo noi, stanchi, divisi, imbelli, pronti a giustificare ogni cedimento come se fosse virtù.
A guidare questa resa c’è una politica che ha scambiato la difesa dell’identità per “odio” e l’accoglienza indiscriminata per “umanità”. In prima fila la sinistra, che da anni ha fatto del buonismo il proprio biglietto da visita, spalancando le porte a chiunque, in nome di una solidarietà che in realtà nasconde un calcolo elettorale freddo, per accaparrarsi nuovi residenti, nuovi voti.
Ogni volta che un reato scuote l’opinione pubblica, la sinistra è lì con il repertorio di scuse, “Non generalizziamo”, “È una vittima della povertà”, “Ha subito discriminazioni”. Intanto, le statistiche parlano chiaro, aumento della criminalità nelle zone ad alta presenza di immigrati, crescita di tensioni sociali, quartieri in mano a gang etniche.
I dati ufficiali lo confermano, negli ultimi anni l’Italia ha visto un incremento del +300% di ingressi via mare rispetto a dieci anni fa, interi paesi del Sud si sono svuotati di italiani e riempiti di nuovi arrivati. Non si tratta di integrazione, ma di sostituzione lenta e costante.
E mentre il nostro tessuto sociale si sfilaccia, la sinistra trova sempre un nuovo progetto per rendere più facili i permessi, più leggere le pene, più semplice rimanere sul nostro territorio anche per chi delinque. Chi protesta viene bollato come “razzista”, “fascista”, adoperando la stessa tattica che ha fatto crollare Roma, cioè quella di screditare chi vuole difendere le città, e glorificare chi la indebolisce.
Roma aveva le legioni, noi abbiamo ONG finanziate dall’estero. Roma aveva mura, noi abbiamo “corridoi umanitari” senza controlli. Roma aveva senatori corrotti, noi abbiamo parlamentari che parlano di “migrazione come risorsa” mentre le periferie diventano zone franche fuori dal controllo dello Stato.
Chi conosce la storia sa come finisce;
La popolazione originaria cala.
Le tradizioni si annacquano.
La lingua si mescola e perde forza.
Le leggi non sono più uguali per tutti.
I confini diventano simbolici.
“E quando tutto è abbastanza fragile, arriva la spallata finale”.
Non si tratta di odio, ma di sopravvivenza, ricordando che un popolo che rinuncia a difendersi smette di esistere. La sinistra ha scelto di non difendere le proprie realtà, la propria cultura, il proprio popolo, e questo alla fine non sarà solo il loro errore, sarà il nostro funerale.
La storia ci ha già avvertiti, “Roma cadde”.
Quando si pensa che “non potrà mai succedere”,
è perché il veleno del declino ha già fatto effetto.
“Adesso purtroppo tocca a noi !!!”.
Marco Pilla……………









